Volevo dire

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Io avevo in mente di ricominciare, quest'anno, da un'idea musicale: la monodia della voce, su un tessuto di ripieno del pianoforte. Quindi non una melodia che si incastona nelle armonie, ma nell'ambito di un contesto modale con pochi riferimenti. E' una cosa che abbiamo fatto diverse volte, forse cercando di uscirne senza riuscire, o comunque senza una scelta precisa, quindi senza capirne...sostanzialmente nulla. Invece vi sta molta storia, quasi tutto il medioevo popolare, basso e alto....
All'interno di una mancanza di un piano formale, increspare la stasi e farne percepire le possibili sfumature. Una delicata e undivaga arpa eolia della forma. E' questo che vorrei riuscire a fare.

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La verità è che non mi

La verità è che non mi interessa nulla del fatto che la nostra inconsapevolezza fosse reale o no, colpevole o no. Trovo che questa dimensione sia tuttavia insolitamente ricca, e in fondo liberante. Non una gabbia, un respiro.
Dobbiamo sì, metterci al lavoro.

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Difendo la nostra

Difendo la nostra inconsapevolezza. Siamo proprio sicuri di non averne saputo proprio nulla? Di non aver - volontariamente - rimembrato - nel nostro improvvisare - gli scalini piallati dai secoli secoloni delle monodie della musica gregoriana? E quella dopo, dove il canto miracolosamente senza appoggi si libra al centro della stanza, come nel solito sogno, senza palizzate o bastoncini di legno, senza appoggiarsi a nulla?

Va bene, facciamo, ma che rimanga, l'intenzione, verde e viva accanto alla scura foresta verde e un pò paurosa di fuscelli mentali che sono le nostre ispirazioni, i nostri riferimenti musicali ed evocativi, la memoria azzonica e l'estro libero. Facciamo, e contraddiciamoci (citandoci ancora) - socio, dobbiamo metterci al lavoro.