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Il Barbiere di Badfreier

Opere.
Opere che rimandano ad altre.
E' il fine di tutto il nostro chiamarci per nome, darci un nome: quando guardiamo il nostro essere "homo sapiens" allo specchio (elica destra, elica sinistra... sono proprio sempre corrispondenti?) riconosciamo il comunicare come necessario. Il noi stessi allo specchio è un "dietro" e un "dentro", sia un universo diverso dal nostro (speranze) sia un noi stessi più allargato: chi potrebbe volerci più bene di quanto noi facciamo (dietro le spalle la tenda la finestra il davanzale...)?

In particolare letture, autocritica, Poesia, critica, scritture, commenti.
Ite dunque:

~> Il Barbiere di Badfreier

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Tutto il mondo esiste

Ci tenevo a farlo presente.

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Seferis


...
Ora è tempo di dire le nostre poche sillabe
perché domani l'anima fa vela.
...

Gyorgyos Seferis, da "Giornale di bordo, II", 1941-42

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Riparto da quello che ho detto mesi fa

Forse a me piacciono i proclami, i manifesti. Forse più che altro mi piacciono le regole autoimposte, ovvero mi piace accettare qualche regola. In musica ad esempio, e dovunque ci sia da giocare. Giocare senza regole non mi è mai piaciuto troppo, forse ho paura di rimanere fregato dal colpo di scena della eccessiva libertà: la trama si altera con troppa facilità, la modulazione piomba inaspettata.
Senza regole la libertà è anarchia. Ed è divertente...
MA PROVIAMO ANCHE QUESTO ALTRO GIUOCHO:

"All'interno di una mancanza di un piano formale, increspare la stasi e farne percepire le possibili sfumature. Una delicata e undivaga arpa eolia della forma."

Bene, una musica dei trovieri, una monodia (e non una melodia) accompagnata. Stasi increspata. Continuità. Ritmi anche armonici, ma ostinati, o di lenta variazione. Paesaggio contemplato, non sfrecciato.

Buh?